Si chiama Kanellos ed in greco vuol dire “cane valoroso”. Così lo ha chiamato il popolo greco attualmente in lotta. Non si perde neanche una manifestazione, è sempre pronto a ringhiare alla polizia, protegge l’anarchico che sta lanciando la molotov incendiaria, sta dietro i cassonetti bruciati, è il primo in trincea.
Chissà a cosa pensa Kanellos, quando vede dietro a lui un fiume di persone in lotta e davanti a sé le divise armate compatte e minacciose. Non conoscerà le ragioni della rivolta, ma il suo istinto lo avrà aiutato a capire chi è nel torto e chi nella ragione. Chi come lui è disposto a riappropriarsi della strada e vagabondare alla ricerca di qualcosa da ottenere, non può essere nel torto. Kanellos, lo fa da una vita.
A volte credo che la libertà sia proprio questa qui: non avere niente da perdere se non la propria strada. Esserci in massa tra le strade della propria città, riprendersi le piazze, gli incroci, le vie percorse fino a quel giorno con l’abitudinaria ed inesorabile indifferenza. Da una parte c’è il cinico potere, i giochi di borsa, l’ordinaria corruzione, la violenta sopraffazione… dall’altra c’è un popolo che insieme ad un cane decide di riprendersi il proprio destino.
Chi è il terrorista, chi l’estremista, chi è la vittima e chi il carnefice?
Chiedetelo a Kanellos, che non conosce la politica, né cosa sia la destra e la sinistra, ma conosce la fame. Chiedetelo a Kanellos, che non conosce il gusto di fare shopping, ma ama il contatto, gli abbracci e le carezze. Chiedetelo a Kanellos, che non conosce le banche, il pil, il debito pubblico, ma sa perfettamente come è fatto un bancomat perché è il suo posto preferito per pisciare.
