Libera l’anima

Secondo alcuni le foto rubano l’anima dei soggetti ripresi. Con questa mostra fotografica vorrei dimostrare che è vero il contrario. Come?

Ancora non lo so, ci sto lavorando. L’idea è quella di riportare ad un modello geometrico-matematico ciò che generalmente è considerato esclusivamente meta-fisico. Chiaro, no? Siccome l’idea mi piace ma non ho né la voglia, né la forza di scoprirlo da solo, sono arrivato alla conclusione che arrivo ogni qual volta affronto una nuova problematica nella programmazione del software: qualcuno deve averci già pensato. A quel punto tutto ciò che resta da fare  é  semplicemente googlare (in questo sono bravissimo).

Così ho fatto e ho scoperto che non solo ci hanno già pensato, ma che lo hanno fatto da più di 2000 anni, il tutto in una atmosfera da “il nome della rosa“, con conoscenze tramandate oralmente nel più stretto segreto, dai maestri Sufi di origine islamica. Fico, no? Di cosa sto parlando? Di uno strumento, rappresentato dal seguente simbolo, chiamato Enneagramma, che ha una doppia valenza: psicologica e religiosa.

Enneagramma

Psicologica perché attraverso questo strumento di introspezione, considerato anche la “geometria dell’anima”, si riesce a conoscere meglio se stessi e gli altri; religiosa perché il suo attento studio ci permette di capire bene il nostro essere esseri fallibili e pertanto infinitamente piccoli rispetto alla perfezione di dio.

Io sono agnostico, pertanto mi interessa soprattutto il primo caso, ma anche i suoi risvolti religiosi non devono essere sottovalutati. Infatti l’enneagramma è la parte complementare del dogma, ed è presente in maniera trasversale in molte diverse religioni: dall’Islam al Cristianesimo.

Ma in pratica, di cosa stiamo parlando? L’enneagramma parte da un presupposto abbastanza semplice: noi tutti che ci crediamo così speciali, diversi ed unici, in realtà cadiamo in una o più dei nove tipi di personalità. Solo nove tipi che sono ben conosciuti, studiati, e soprattutto riconducibili a tutta una serie di comportamenti prestabiliti. Quale è la novità? Beh, se ognuno di noi rientra in una ben precisa categoria di persone e queste categorie sono soltanto nove, va da sè che possiamo sbizzarrirci a trovare un modello probabilmente geometrico, che ci permetta ad esempio di capire, se non giustificare i difetti del nostro collega, della nostra amica, di nostra moglie e di nostro figlio. Da qui il risvolto religioso (vi ricordate i 7 vizi capitali? se ne erano dimenticati due) tanto da far dire ai maestri Sufi che quando si (ri)conosce alla perfezione le nove tipologie di persone , si conosce il viso di dio.

Citando Wikipedia:

Secondo l’Enneagramma, ognuno di noi percepisce la realtà attraverso una lente (a seconda della sua personalità o tipo) che spesso ne altera l’oggettività. Attraverso la scoperta e la conoscenza del proprio tipo e quindi della propria compulsione si può progressivamente ignorarla, con impegno e costanza, e migliorare così il proprio comportamento, la visione di sé stessi e le relazioni interpersonali.

Sempre su Wikipedia potrete leggere quali sono i nove tipi in questione, che qui cito per semplificare:

Uno: Il Riformatore, Il Critico, Il Perfezionista
Due: L’Aiutante, Il Generoso, La Nutrice
Tre: Il Manager
Quattro: Il Romantico, L’Individualista, L’Artista
Cinque: L’Osservatore, Il Pensatore, L’Investigatore
Sei: L’Avvocato del Diavolo, Il Difensore
Sette: L’Entusiasta, L’Avventuriero, Il Materialista, L’Epicureo
Otto: Il Leader, Il Protettore, Lo Sfidante
Nove: Il Mediatore, Il Pacificatore, Il Conservatore

Inoltre questi nove tipi sono stati a loro volta classificati in tre centri: il centro dell’istinto (tipi 8, 9 e 1), il centro dell’emozione (tipi 2,3 e 4), il centro della razionalità (tipi 5,6 e 7).

Ma cosa ha a che fare la mia mostra fotografica con l’enneagramma e perché dovrebbe dimostrare la liberazione dell’anima? Beh, l’esercizio che ho voluto fare è esattamente questo: classificare le foto seguendo i tre centri sopra citati per aiutarci a capire gli altri e i loro prestabiliti comportamenti. Capire ma soprattutto essere consapevoli è sempre stato il primo presupposto per un processo di liberazione. Ovviamente (neanche a dirlo) la classificazione che ho applicato alle foto è assolutamente soggettiva e arbitraria, basata solamente sulle emozioni che mi hanno suscitato, ma è l’esercizio in se per sè che mi piace divulgare non tanto il suo risultato.

Vi auguro una buona visione