Libera il codice

Il codice nasce libero, tra i neuroni dell’emisfero sinistro del cervello di uno sviluppatore. Il codice rimane libero per poter rispondere

alle esigenze di una persona o di una comunità cambiando e crescendo con essa. Il codice rimane imprigionato esclusivamente per ragioni di business, quando cioè un manager, un commerciale, o una qualsiasi SRL (ma certamente non lo sviluppatore che lo ha creato) crede che il miglior modo per farci dei soldi sia quello di non permettere agli altri di studiare, modificare, copiare ciò che è stato creato.

Chiaro il concetto?

Chi sviluppa usa sempre il lavoro altrui, perché crede che sia una stupidaggine perdere tempo nel reinventarsi la ruota ogni volta, e per lo stesso motivo è contento di fare lo stesso per gli altri. Inoltre lo sviluppatore è certo che i suoi skills abbiano un mercato, al di fuori del prodotto creato. Ma anche i clienti amano il software libero perché è per loro una garanzia sapere cosa c’è sotto al cofano, e sapere di poterlo modificare, per adattarlo alle proprie esigenze, senza chiedere il permesso a nessuno. Ma se il creatore di un oggetto e il suo utilizzatore sono contenti di tutto ciò che permette il software libero, a chi non piace?

A tutti coloro che sono nel mezzo della filiera, che non producono nulla ma si limitano a vendere le opere altrui, ai manager, ai commerciali,  a chi -probabilmente- di software non ne capisce nulla. Devo commentare oltre?

In questa parte del blog cercherò di liberare il mio codice,  la mia (se pur piccola) conoscenza in materia di programmazione e amministrazione di sistemi aperti. I TAG privilegiati dei miei posts saranno: java, grails, osgi, linux, postgres, tomcat, liferay, apache…

Vi auguro un buon studio